L’abbandono, abbandonare un cane, specialmente durante il periodo estivo, è un’emergenza che non accenna a diminuire. Ma cosa si nasconde davvero dietro a un gesto così crudele? Spesso si sente dire “è solo un cane”, ma la vera domanda è un’altra: chi è la persona che arriva ad abbandonarlo?
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Prendersi cura di un cane non è un obbligo, ma una scelta di responsabilità che arricchisce la nostra vita. Come recita un detto, “le persone felici hanno addosso peli di cane”, e la relazione che si crea con un animale domestico ha il potere di renderci persone migliori. Lui ha solo noi per tutta la sua vita; un legame che merita rispetto e dedizione.
Tuttavia, l’impegno richiesto può far emergere difficoltà e incapacità di gestione che, in alcuni casi, sfociano nella terribile decisione dell’abbandono.
Abbandonare un animale: un reato e un fallimento della relazione
È fondamentale ribadirlo con forza: l’abbandono di un animale non è una semplice leggerezza o una scelta discutibile, ma un atto di profonda inciviltà e, soprattutto, un reato punito severamente dalla Legge italiana. L’articolo 727 del Codice Penale parla chiaro, prevedendo la pena dell’arresto fino a un anno o un’ammenda che può variare da 1.000 a 10.000 euro per chiunque abbandoni animali domestici o che abbiano acquisito abitudini della cattività. Questa norma non è una semplice raccomandazione, ma il segno tangibile che lo Stato riconosce la gravità di un gesto che ha conseguenze devastanti. Chi abbandona, infatti, non solo tradisce un patto di fiducia con un essere vivente che dipende completamente da lui, ma commette un illecito che innesca una catena di sofferenza e pericolo, sia per l’animale che per la comunità.
Un animale lasciato a sé stesso è destinato a un’esistenza di stenti, fame, malattie e paura. È esposto al rischio di incidenti stradali, che mettono in pericolo anche la vita delle persone, e può diventare vettore di problemi sanitari. Ma al di là dell’aspetto legale e pratico, c’è un dramma più intimo e profondo: il fallimento di una relazione. L’adozione di un cane dovrebbe essere una delle scelte più consapevoli e gioiose, un impegno a lungo termine basato sulla cura e sul rispetto reciproco. L’abbandono rappresenta la negazione totale di questo patto, la dimostrazione di un’incapacità di gestire le responsabilità che ogni legame affettivo comporta.
Per comprendere a fondo le radici di questo fenomeno, abbiamo deciso di analizzare le cause psicologiche e relazionali che spingono una persona a compiere un gesto così estremo. Lo faremo con due esperti del Nardone Group, che affronteranno il problema da prospettive complementari e innovative:
Cristina Giuffredi (Direzione Area Dipendenze): Insieme a lei, oseremo guardare l’atto dell’abbandono da un’ottica inedita: quella della persona che lo compie. L’incapacità di gestire un impegno, la fuga dalle responsabilità, la ricerca di una gratificazione immediata che svanisce di fronte alle difficoltà: questi schemi possono essere letti attraverso le lenti delle scienze del comportamento, offrendo spunti cruciali per capire chi abbandona.
Fabio Noferi (Direzione Area Cinofilia): Con lui esploreremo le dinamiche della relazione uomo-cane e le errate aspettative che spesso ne sono alla base. Analizzeremo come una scelta iniziale, magari dettata dall’impulso, si trasformi in un peso insostenibile e come la mancata comprensione del linguaggio e delle esigenze del cane possa generare frustrazione e portare al punto di rottura.
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